Ipnosi, EMDR e mindfulness: tre tecniche di psicoterapia a confronto

Ipnosi EMDR mindfulness

Quando si parla di psicoterapia non dobbiamo pensare solo a un semplice dialogo tra paziente e terapeuta.

In un percorso psicoterapico, possono essere integrati diversi strumenti e tecniche per favorire una guarigione più rapida e profonda.

Non solo terapia verbale. La psicoterapia comprende anche tecniche il cui denominatore comune è il lavoro sulla consapevolezza emotiva. Ipnosi, EMDR e mindfulness permettono al paziente di scavare nel profondo e di ottenere risultati che, sommati a quelli dati dalla terapia parlata, possono portare al superamento dei traumi e al raggiungimento di uno stato di benessere. scopriamo insieme come funzionano e quali sono le differenze tra queste tre tecniche.

Ipnosi, immersione nel subconscio

Il fenomeno ipnotico è sempre esistito anche se con accezioni e utilizzi differenti. Fin dall’antichità, gli uomini conoscevano delle tecniche che permettevano loro di modificare lo stato di coscienza allo scopo di sentirsi meglio. Questi stati ipnotici potevano verificarsi durante l’ascolto di musica, i balli o la recitazione di preghiere collettive.

Occorre, quindi, precisare che l’ipnosi non è un’invenzione recente, ma un fenomeno naturale della mente. A riprova di ciò, ogni 90 minuti, anche senza accorgercene, entriamo naturalmente in uno stato “ipnotico” che, secondo gli studiosi, potrebbe avere un ruolo sia nel coordinamento della complessa attività cerebrale sia nella gestione dei diversi stati di coscienza.

Che cos’è l’ipnosi

L’ipnosi è uno stato della mente in cui l’essere umano passa ad un diverso stato di coscienza e la percezione della realtà esterna passa in secondo piano. Il paziente sperimenta una percezione diversa e più profonda della propria  realtà, iniziando al contempo un viaggio interiore alla scoperta di un’altra parte di sè profonda intuitiva e rigenerativa, vicina al subconscio.

A questo punto dell’esperienza ipnotica, il terapeuta può guidare il paziente verso le proprio risorse o forze dell’Io, oppure verso ricordi del passato. Questo dipende da ciò che è stato sancito precedentemente nel “patto ipnotico”: l’alleanza fra terapeuta e paziente circa gli  obiettivi dell’esperienza.

Ipnosi: falsi miti

Il paziente in stato ipnotico non perde la facoltà critica: non può essere costretto a pensare o fare cose fuori dalla sua volontà.

Contrariamente a quanto possiamo credere, l’ipnosi non è sinonimo di sonno e nemmeno uno stato dal quale è impossibile svegliarsi. La persona, indotta a ipnosi da uno psicoterapeuta, tornerà spontaneamente nella dimensione reale, quando lo riterrà opportuno perché non perde la consapevolezza di sé. Proprio per questo può capitare che che il paziente possa mentire anche in ipnosi.

I benefici dell’ipnosi in psicoterapia

All’interno di un percorso di psicoterapia, l’ipnosi, ci aiuta a entrare in contatto con le nostre risorse interne, favorisce un aumento della nostra autostima, della consapevolezza del nostro corpo e della percezione della nostra forza interiore, di cui non siamo sempre consapevoli.

Raggiungere uno stato ipnotico può essere utile anche per superare gli ostacoli della vita contemporanea e per sviluppare il pensiero creativo. Infine, ci permette di lavorare sui blocchi emotivi e sulla percezione degli stati del dolore anche di avvenimenti passati o presenti.

EMDR, elaborazione del trauma

EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio terapeutico utilizzato sia per il trattamento dei traumi, sia per le problematiche legate allo stress. La tecnica si basa su alcuni movimenti oculari che, secondo le ricerche, permettono di farci recuperare i ricordi nella loro vividezza e, al contempo, le emozioni ad essi collegate. Questo fa sì che si attivino i processi di elaborazione di tali ricordi.

Molto spesso le emozioni che ci sembra di non poter controllare, come la paura e l’impotenza, in realtà sono associate a esperienze passate. 

Tramite l’EMDR è possibile riorganizzare il legame tra emozione ed esperienza dell’evento traumatico, riducendo il carico emotivo legato al ricordo. La persona impara così a gestire ciò che prima la faceva sentire impotente perché non percepisce più la minaccia dell’evento, sia nel proprio passato che nel momento presente. Ciò avviene perché questa tecnica “sblocca” il sistema nervoso e consente al cervello di ridimensionare i ricordi e di ricollocarli in una dimensione diversa secondo le nuove teorie della neuroplasticità (la naturale capacità del nostro cervello di riorganizzare nessi associativi e rigenerare nuovi percorsi neurali). 

Il cervello riorganizza così l’evento traumtico che alla memoria del soggetto appare “indebolito” e “depotenziato” interrompendo il  ciclo ripetitivo del pensiero ruminante che tormenta la persona.

L’EMDR per lo stress

Lo stress intenso non è collegato sempre a traumi ma anche a eventi di vita che hanno minacciato il sé della persona e la sua integrità. Ne sono un esempio i divorzi, gli abbandoni, i tradimenti, i lutti e i fallimenti, che possono risiedere in noi per lungo tempo e determinare il nostro adattamento e le nostre reazioni alle situazioni future.

Nei periodi molto stressanti anche il nostro cervello risente del sovraccarico emotivo, condizione psicologica caratterizzata da un groviglio di sensazioni, pensieri ed emozioni disfunzionali. Questi appesantiscono la mente e vanno ad incidere sul funzionamento della nostra corteccia fronte-temporale, area particolarmente oppressa dall’eccesso di attività.

L’EMDR interviene sulle cause del malessere aiuta a interrompere questo ruminio continuo perché va a lavorare su diversi piani; sensoriale, cognitivo, emotivo e fisico-corporeo. Soprattutto, aiuta ad abbassare l’attivazione della parte fronto-temporale del cervello, l’area deputata al pensiero attivo critico.

Mindfulness clinica e consapevolezza di sé

La mindfulness è una pratica di consapevolezza che consiste nel focalizzarsi esclusivamente sul momento presente. A differenza della meditazione, da cui la mindfulness nasce e prende spunto, ha un approccio completamente occidentale. Proprio per questo è diffusa in campo clinico, dove rappresenta una valida risposta terapeutica alla percezione della  sofferenza esistenziale e stati ossessivi e ansiosi.

Molti psicoterapeuti concordano sul fatto che uno stato della mente più consapevole offra al paziente importanti opportunità nel riconoscimento delle emozioni e dei sentimenti provati e nello sviluppo di una maggiore attenzione a se stesso. 

Il paziente riceve dal terapeuta strumenti concreti per proseguire in autonomia il lavoro su di sé anche al di fuori del percorso terapeutico

La mindfulness in psicoterapia

Lo psicoterapeuta che promuove lo sviluppo della mindfulness coinvolge tre abilità nel paziente:

  • l’attenzione focalizzata,
  • il monitoraggio aperto e
  • l’accettazione compassionevole.

Lo scopo della mindfulness è aiutare la persona e trovare un equilibrio tra questi tre aspetti, per vivere pienamente l’esperienza ordinaria.

Attraverso questo training, la persona diventa più lucida e capace di gestire in maniera più consapevole e positiva la propria vita quotidiana. Integrando anche le sofferenze, si allontana dall’autocritica e impara ad accettare che la sofferenza emotiva è parte della vita, senza però assumere un atteggiamento remissivo e depressivo.

Praticare mindfulness è efficace soprattutto quando ci sentiamo particolarmente distratti o persi in flussi di pensiero, perché questa tecnica ci insegna a trattare con gentilezza la nostra mente, osservando gli aspetti positivi e negativi in modo equidistante e senza giudizio, disinnescando i pensieri sabotanti.

Il paziente che riesce a riorganizzare il proprio stato emotivo senza subirlo, otterrà risultati più proficui nel suo percorso terapeutico.

Ipnosi, EMDR e mindfulness, cos’hanno in comune?

Ipnosi, EMDR e mindfulness sono utili quando il paziente si sente sopraffatto dalle proprie emozioni. Può accadere, infatti, che alcune persone abbiano combattuto la depressione, ansia, o elaborato abusi fisici, senza aver trovato un sollievo concreto nonostante vari percorsi psicoterapici. Queste tecniche rappresentano un valido supporto ad un percorso di psicoterapia integrato che poi porterà alla completa guarigione.

Questi tre approcci possono essere utilizzati durante lo stesso percorso di psicoterapia, ma in fasi diverse. Essi portano a risultati differenti, ma ugualmente importanti e tangibili. Spesso, infatti, i pazienti riscontrano un sollievo più immediato di quello apportato dalla terapia verbale, che comunque deve essere integrata.

È importante ricordare che queste tecniche sono totale patrimonio degli approcci di psicoterapia e non di altre figure professionali che non hanno né le competenze né le basi teoriche della psiche per gestire in un percorso di aiuto psicologico.


di Ilaria Bruschi